Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta abbastanza precisa: il cervello umano percepisce l’umorismo come una violazione benigna, ovvero qualcosa che infrange una norma o un’aspettativa, ma in modo innocuo. È quel preciso istante in cui il finale di una storia ribalta tutto ciò che credevamo di aver capito. Non siamo soli in questo: anche i ratti e le scimmie ridono, o qualcosa di molto simile, soprattutto durante il gioco. Ma nessuno, bisogna ammetterlo, ha mai perfezionato l’arte della barzelletta come noi umani.
Nella storia, il rapporto con la risata è cambiato parecchio. Gli Antichi Romani, per esempio, erano maestri dell’ironia feroce: si rideva dei potenti, dei politici goffi, dei mariti traditi (questi ultimi, in particolare, erano un evergreen comico). Esiste persino una raccolta di barzellette romane, il Philogelos, che dimostra come certi meccanismi comici siano immortali. Poi vennero secoli in cui ridere era quasi sospetto, quasi peccaminoso. Oggi, per fortuna, siamo tornati a prenderci meno sul serio.
La barzelletta: chi è il vero sordo in casa?
E a proposito di aspettative ribaltate, ecco una storia che dimostra come il problema, spesso, stia esattamente dove non pensiamo di cercarlo.
Un signore va dall’otorino:
— Dottore, mi scusi, sono qui per mia moglie… Vede, ho paura che stia diventando sorda. Ci sente poco!
— Beh, intanto la porti qui, facciamo un controllo e vediamo!
— No, no, vede… io preferirei curarla senza che lei se ne accorgesse, per non farla stare male. Non voglio che si senta mortificata.
— Capisco… Allora provi questo sistema: vada a casa e, da una certa distanza, faccia una domanda a sua moglie con un tono di voce normale. Se non risponde, si avvicini di un paio di metri e ripeta la domanda, sempre con lo stesso tono. Se ancora non risponde, si avvicini di un altro paio di metri e ripeta, finché lei non le risponderà. Poi mi sappia dire com’è andata!
— Va bene, dottore, farò così!
L’uomo saluta e se ne va. Quando arriva a casa, sull’uscio del portone, comincia:
— Cara, cos’hai preparato per cena?
Nessuna risposta. Si avvicina di un paio di metri:
— Cara, cos’hai preparato per cena?
Ancora nessuna risposta. Si avvicina ancora:
— Cara, cos’hai preparato per cena?
Silenzio. Ormai è vicinissimo alla cucina:
— Cara, cos’hai preparato per cena?
La moglie finalmente risponde:
— IL POLLO COI PEPERONI!!! … Ma è la quarta volta che te lo ripeto, e tu non mi senti! Devi andare dall’otorino!
Perché fa ridere: il colpo di scena finale
Il meccanismo comico qui è un classico esempio di ironia della situazione: il marito è convinto di star testando l’udito della moglie, ma in realtà è lui quello con il problema. Il ribaltamento finale — la moglie che risponde per la quarta volta, esasperata — svela che durante tutto il test era lei a rispondere, e lui a non sentire.
Il bello è la simmetria perfetta della storia: entrambi i coniugi sono preoccupati per la sordità dell’altro, nessuno dei due si accorge di essere il vero protagonista del problema. Una piccola, esilarante lezione su quanto spesso siamo i peggiori giudici di noi stessi.
