Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha qualcosa da dire al riguardo: secondo la teoria dell’incongruenza, il cervello umano ride quando percepisce uno scarto tra ciò che si aspetta e ciò che accade realmente. È il famoso “effetto sorpresa” che scatta nel lobo frontale e libera dopamina a fiumi. E no, non siamo gli unici: anche i ratti ridono, ma a frequenze ultrasoniche che l’orecchio umano non percepisce. I delfini, poi, sembrano avere un senso dell’umorismo tutto loro. Nella storia, l’approccio alla risata è cambiato parecchio: nel Medioevo ridere era quasi peccato (i monaci che sghignazzavano erano visti di cattivo occhio), mentre gli Antichi Romani ridevano volentieri dei potenti, degli stranieri goffi e soprattutto dei difetti fisici altrui — un umorismo che oggi definiremmo “politicamente scorrettissimo”. Per fortuna i tempi cambiano. O forse no, visto che ancora oggi le barzellette migliori parlano di fede cieca, burocrazia divina e soccorritori ignorati.
La barzelletta: l’alluvione, il credente e il Signore
Nella pianura padana si verifica una grande alluvione. C’è un tale immerso nell’acqua fino al ginocchio. Arrivano dei soccorritori a bordo di un canotto e gli dicono:
«Vieni su!»
E lui:
«No, grazie, il Signore provvederà per me!»
Qualche minuto dopo è sulla veranda e l’acqua gli ha raggiunto il bacino. Arrivano altri soccorritori su un secondo canotto:
«Dai, salta su!»
Lui, imperterrito:
«No, grazie, il Signore provvederà per me!»
Adesso è sul tetto, con l’acqua che gli arriva al collo. Sopraggiunge un elicottero pronto a tirarlo su, ma lui rifiuta ancora:
«No, grazie, il Signore provvederà per me!»
Risultato: muore annegato.
Giunto in paradiso, incontra il Signore e gli chiede, deluso:
«Signore, ma cosa è successo? Perché non mi hai aiutato?»
E il Signore, con aria perplessa:
«Ah, non lo so mica cosa sia successo. Io ti avevo mandato due canotti e un elicottero!»
Perché fa ridere? La spiegazione
Questa barzelletta è un classico esempio di umorismo per incongruenza: il protagonista aspetta un miracolo soprannaturale, ma i miracoli — secondo il finale — erano già lì, in forma di canotto e rotori. Il colpo di scena finale ribalta completamente la prospettiva: non è Dio ad aver abbandonato l’uomo, ma l’uomo che non ha riconosciuto l’aiuto quando gli è stato offerto, troppo occupato ad aspettare fuochi d’artificio celesti.
C’è anche una lettura più sottile: la barzelletta prende in giro quella forma di fede rigida e letterale che, paradossalmente, finisce per essere controproducente. Un pizzico di ironia teologica servita con garbo, che fa ridere credenti e non credenti allo stesso modo — il che, in fondo, è il miglior biglietto da visita per una barzelletta davvero riuscita.
